I dilemmi etici nel coaching e nel mentoring: riconoscerli e affrontarli | Coaching You

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I dilemmi etici nel coaching e nel mentoring

Navigare la complessità dei dilemmi etici: riconoscerli e affrontarli con maturità e integrità.

I dilemmi etici nel coaching e nel mentoring non sono semplici incidenti di percorso. Sono parte integrante della pratica professionale di ogni coach o mentor che desidera operare con consapevolezza, responsabilità e profondità. Eppure, ancora oggi, molte persone non li riconoscono, li evitano o li sottovalutano. Con il rischio di compromettere la qualità dell’intervento e la fiducia che la persona ripone nella relazione.

C’è anche un equivoco ricorrente. I dilemmi non nascono perché “manca un’etica”. Nascono perché esiste un’etica professionale, e la si prende sul serio. Ogni professione che si rispetti si fonda su un codice etico deontologico. Nel nostro caso, come professionisti qualificati EMCC, il riferimento è il Global Code of Ethics. È proprio il rispetto rigoroso di quel codice, nella realtà complessa dei contesti e delle relazioni, a generare dilemmi che richiedono discernimento e responsabilità.

In questa newsletter esploriamo cosa sono i dilemmi etici, perché spesso restano invisibili e quali strumenti possono aiutarci a gestirli con rigore, senza cercare scorciatoie.

Cosa sono i dilemmi etici

Un dilemma etico si presenta quando ci si trova a scegliere tra due o più opzioni che riflettono valori diversi, tutti apparentemente legittimi ma in conflitto tra loro. In altre parole, ci sono principi etici in tensione, e la scelta richiede di interpretare e applicare con rigore un codice deontologico in una situazione concreta. Ogni scelta può avere conseguenze negative, e nessuna soluzione sembra perfetta.

A differenza delle trappole, che spesso possono essere evitate con preparazione e consapevolezza, i dilemmi etici non si “risolvono”. Si gestiscono. Richiedono di fare i conti con la complessità e di assumersi la responsabilità della decisione.

Nel coaching e nel mentoring possono riguardare, per esempio, riservatezza, trasparenza, rispetto dell’autonomia, confini di ruolo, gestione degli stakeholder e contesti organizzativi complessi.

In breve

Dilemma non è trappola

Una trappola si evita con preparazione e consapevolezza. Un dilemma etico, invece, non si risolve: si gestisce. Nasce quando più valori legittimi entrano in tensione e nessuna soluzione è perfetta. Richiede di sostare nella complessità e di assumersi la responsabilità della scelta.

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Dilemmi invisibili: quando il problema è la mancanza di consapevolezza

Una delle evidenze più interessanti emerse da studi internazionali è che molte persone dichiarano di non aver mai vissuto dilemmi etici. Può essere vero. Ma spesso è un segnale diverso: non di “assenza di dilemmi”, ma di mancanza di consapevolezza o di conoscenza approfondita di un codice etico deontologico.

Quando non ci si interroga sulle implicazioni etiche delle proprie scelte, si rischia di agire in automatico e in modo poco professionale, trascurando l’impatto su clienti, stakeholder, colleghi e sulla professione.

La riflessione critica è una competenza chiave. Riguarda anche chi accompagna, non solo chi viene accompagnato. Per questo formazione continua e supervisione sono strumenti indispensabili: allenano lo sguardo etico, il confronto e la responsabilità.

Più maturità, più dilemmi etici

Può sembrare un paradosso, ma è una verità professionale. Più cresce la consapevolezza, più aumentano i dilemmi etici che si riconoscono.

Quando si lavora con un codice etico deontologico come riferimento, non si cerca la scorciatoia più comoda. Si cercano scelte coerenti con principi e responsabilità. Con l’esperienza si diventa più sensibili alle sfumature, e si vede ciò che prima passava inosservato. Non è insicurezza. È attenzione.

Inoltre, con l’esperienza, le situazioni diventano più complesse. Si diventa più sensibili alle sfumature e si vede ciò che prima passava inosservato. La maturità professionale non si misura con la certezza assoluta, ma con la capacità di convivere con l’incertezza e fare scelte consapevoli anche quando non esiste una risposta “giusta”.

La maturità professionale non si misura con la certezza assoluta, ma con la capacità di convivere con l’incertezza.

Dilemmi e percezione di competenza

C’è un tema delicato. Alcuni coach o mentor faticano ad ammettere di aver vissuto un dilemma etico (lo vediamo spesso nelle sessioni di Supervisioni di Gruppo). Ammettere un dilemma etico può far emergere il timore di essere giudicate o giudicati incompetenti, o di “non avere la risposta”. Ma è vero l’opposto.

Un dilemma etico non segnala una mancanza di competenza. Segnala che la situazione è complessa, che sono in gioco valori reali e che la persona che accompagna sta guardando oltre la soluzione più semplice. La competenza, in questi casi, non coincide con la rapidità. Coincide con la capacità di sostare nel dubbio, fare chiarezza sui valori in tensione e scegliere assumendosi la responsabilità delle conseguenze.

Parlare dei propri dilemmi è un segno di integrità, trasparenza e maturità. Non significa esporre dettagli riservati, ma rendere visibile il processo professionale con cui si tutela la relazione e si proteggono le persone coinvolte. Promuovere una cultura del confronto, in cui sia legittimo discuterne senza timore di giudizio, rafforza la pratica etica, riduce l’isolamento professionale e rende più solida tutta la comunità.

Valori personali e codice etico: quando non coincidono

Un altro punto chiave è il rapporto tra codice etico professionale e valori personali. L’ideale è un forte allineamento, ma può emergere un conflitto.

Un codice etico deontologico non è “un’opinione”. È il patto professionale che tutela chi si affida al coaching o al mentoring e rende la pratica affidabile e riconoscibile. I valori personali, invece, sono la lente con cui ciascuno legge il mondo. Influenzano ciò che ci colpisce, ciò che ci irrita, ciò che ci sembra accettabile o non accettabile. Questa lente può aumentare la sensibilità etica. Ma può anche creare attriti, soprattutto quando un valore personale spinge in una direzione che non coincide con i principi del codice.

Quando accade, la domanda non è “che cosa penso io”. La domanda è “che cosa richiede la responsabilità professionale in questa situazione”. Serve riflessività: riconoscere i propri filtri, distinguere fatti e interpretazioni, nominare i principi in tensione, e chiedersi quale scelta protegge meglio la persona, la relazione e il contesto.

In questi passaggi, supervisione e formazione continua diventano strumenti di qualità e tutela. Offrono un luogo in cui mettere a fuoco il conflitto senza difendersi, esplorare opzioni coerenti con il Global Code of Ethics e, se necessario, ridefinire confini, rinegoziare il contratto o valutare un invio ad altra figura professionale. Perché la solidità etica non nasce dall’assenza di conflitti, ma dalla capacità di attraversarli con rigore e responsabilità.

Da dove nascono i dilemmi etici

I dilemmi possono nascere da molte fonti. Ma la radice comune è quasi sempre la stessa: la volontà di rispettare in modo rigoroso un codice etico deontologico, anche quando il contesto rende difficile tenere insieme tutti i principi contemporaneamente. Eccone alcune tra le più frequenti.

Da dove nasceIn cosa consiste
Conflitto di valoriPrincipi legittimi che si oppongono, ad esempio riservatezza e tutela di comportamenti a rischio.
Contraddizioni tra normeTensioni tra norme e leggi, o tra regole aziendali e principi etici.
Pressioni sociali o culturaliSpinte al conformismo che allontanano dalle scelte più coerenti.
Ambiguità nelle regoleNessun codice può prevedere ogni situazione: restano zone da interpretare.

Un processo per affrontarli con rigore

Non esiste una ricetta valida sempre. Esiste però un processo riflessivo e sistematico che aiuta a orientarsi, tenendo conto dei valori in gioco e dell’impatto sulle persone e sulla relazione.

Strumento pratico

Sei passaggi per gestire un dilemma etico

  1. Riconoscere il dilemma. Nominarlo, definirlo, mettere a fuoco i valori in gioco.
  2. Raccogliere informazioni. Contesto, norme, implicazioni legali e deontologiche.
  3. Confrontarsi. Con colleghi, supervisor, gruppi di supervisione.
  4. Valutare le opzioni. Pro e contro, impatti a breve e lungo termine.
  5. Scegliere con consapevolezza. Sapendo che non sarà perfetto.
  6. Riflettere dopo l’azione. Che cosa ho imparato. Che cosa farò diversamente.

In questo percorso, il Global Code of Ethics è una bussola. È un codice etico deontologico: definisce principi, responsabilità e confini che rendono la professione riconoscibile e affidabile. Non fornisce risposte preconfezionate, perché nessun codice può anticipare ogni scenario. Ma aiuta a orientarsi, a porre domande più precise e a mantenere una direzione chiara nei momenti difficili, soprattutto quando più principi entrano in tensione.

Il ruolo della supervisione

La supervisione, individuale o di gruppo, è uno degli strumenti più efficaci per affrontare dilemmi etici. Offre uno spazio sicuro dove esplorare scelte, ricevere feedback, vedere prospettive diverse. È un laboratorio di apprendimento, dove la consapevolezza cresce e si sviluppano nuove risorse.

Chi la pratica con continuità costruisce maggiore sicurezza nella complessità, riconosce meglio i propri limiti e contribuisce a mantenere alti gli standard della professione.

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Un invito alla responsabilità e alla crescita

I dilemmi etici sono segnali. Indicano che stiamo entrando in uno spazio di complessità e responsabilità, dove la crescita è possibile e necessaria. Riconoscerli è maturità. Affrontarli con riflessione e apertura è integrità. Condividerli, in un clima di fiducia e rispetto, rafforza la comunità professionale.

Per questo, ti invitiamo a fare della supervisione uno strumento regolare del tuo sviluppo, e dell’etica un campo di esplorazione permanente. Perché ogni decisione consapevole costruisce non solo un coaching più competente, ma una professione più credibile, autorevole e umana.


Domande frequenti

Che cos’è un dilemma etico nel coaching e nel mentoring?

Un dilemma etico si presenta quando ci si trova a scegliere tra due o più opzioni che riflettono valori diversi, tutti apparentemente legittimi ma in conflitto tra loro. Ci sono cioè principi etici in tensione, e la scelta richiede di interpretare e applicare con rigore un codice deontologico in una situazione concreta. A differenza delle trappole, che spesso si evitano con preparazione e consapevolezza, i dilemmi etici non si risolvono: si gestiscono. Nel coaching e nel mentoring possono riguardare riservatezza, trasparenza, rispetto dell’autonomia, confini di ruolo, gestione degli stakeholder e contesti organizzativi complessi.

Perché molti coach e mentor dicono di non aver mai avuto dilemmi etici?

Studi internazionali segnalano che molte persone dichiarano di non aver mai vissuto dilemmi etici. Spesso non è segno della loro assenza, ma di mancanza di consapevolezza o di una conoscenza approfondita del codice deontologico. Quando non ci si interroga sulle implicazioni etiche delle proprie scelte, si rischia di agire in automatico, trascurando l’impatto su clienti, stakeholder, colleghi e sulla professione. La riflessione critica è una competenza chiave, e per allenarla formazione continua e supervisione sono strumenti indispensabili.

Qual è il codice etico di riferimento per coach e mentor qualificati EMCC?

Per i professionisti qualificati EMCC il riferimento è il Global Code of Ethics for Coaches, Mentors and Supervisors, sottoscritto da EMCC Global insieme ad altre organizzazioni tra cui l’Association for Coaching. È un codice etico deontologico che definisce principi, responsabilità e confini che rendono la professione riconoscibile e affidabile. Non fornisce risposte preconfezionate, perché nessun codice può anticipare ogni scenario, ma funziona come una bussola: aiuta a porre domande più precise e a mantenere una direzione chiara quando più principi entrano in tensione.

Come si affronta un dilemma etico nella pratica professionale?

Non esiste una ricetta valida sempre, ma un processo riflessivo e sistematico aiuta a orientarsi: riconoscere il dilemma e mettere a fuoco i valori in gioco; raccogliere informazioni su contesto, norme e implicazioni deontologiche; confrontarsi con colleghi e gruppi di supervisione; valutare le opzioni con i loro impatti a breve e lungo termine; scegliere con consapevolezza, sapendo che nessuna soluzione sarà perfetta; riflettere dopo l’azione su ciò che si è imparato. In questo percorso la supervisione, individuale o di gruppo, è uno degli strumenti più efficaci.


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Fonti

  • Global Code of Ethics for Coaches, Mentors and Supervisors — EMCC Global e organizzazioni co-firmatarie (tra cui Association for Coaching), aggiornamento dicembre 2025: globalcodeofethics.org
  • EMCC Global — framework delle competenze e qualifiche: emccglobal.org
  • Peter Hawkins, Robin Shohet, Supervision in the Helping Professions, Open University Press
  • Graham Gibbs, Learning by Doing: A Guide to Teaching and Learning Methods, Oxford Polytechnic (Further Education Unit)
Box autore — Coaching You (riutilizzabile)
Chiara Zerbini, Coach e Mentor, fondatrice di Coaching You

Scritto da

Chiara Zerbini

Coach e Mentor, fondatrice di Coaching You. Accompagna persone, team e organizzazioni nello sviluppo delle competenze di coaching, mentoring e people management, con un approccio fondato su metodo, rigore ed etica professionale. È tra le autrici del volume Coaching Organizzativo. Quando l'Organizzazione diventa Coachee (EMCC Italia).

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