Nel coaching e nel mentoring la riflessività non è un lusso | Coaching You

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Nel coaching e nel mentoring la riflessività non è un lusso

La riflessività è ciò che trasforma l'esperienza in apprendimento e l'apprendimento in cambiamento osservabile. Da Dewey a Gibbs, gli strumenti e le pratiche che rendono davvero formativa l'esperienza.

John Dewey, filosofo, psicologo e pedagogista statunitense, viene spesso citato con questa frase: "non impariamo dall'esperienza, ma dalla riflessione sull'esperienza".

Da allora, molti autori e modelli hanno ribadito lo stesso punto da prospettive diverse. Kolb ha reso operativo l'apprendimento esperienziale come ciclo continuo tra esperienza, riflessione, concettualizzazione e sperimentazione. Gibbs ha proposto una struttura in sei passaggi per trasformare un evento in apprendimento, fino a un piano d'azione. Schön ha portato l'attenzione su come i professionisti "pensano nell'azione", distinguendo tra riflessione durante l'azione e dopo l'azione. Boud, Keogh e Walker hanno evidenziato come la riflessione faccia da ponte tra esperienza e risultati di apprendimento.

Coaching e mentoring come metodologie di apprendimento

Il coaching e il mentoring, in questo senso, rappresentano due metodologie di apprendimento. Non perché "insegnano" contenuti, ma perché creano le condizioni per sviluppare competenze, nuovi comportamenti, maggiore consapevolezza e scelte più efficaci nel contesto reale. Il punto non è aggiungere altra teoria alla giornata di una persona. Il punto è aiutare la persona a trasformare ciò che vive in sapere spendibile, senza restare intrappolata nella ripetizione.

Perché la riflessività non è un lusso

Qui entra la riflessività. E qui vale dirlo chiaramente: non è un lusso, né un vezzo da tempi lunghi. È il meccanismo che impedisce a un percorso di diventare una sequenza di azioni "ben intenzionate" ma scollegate. Senza riflessività accade spesso questo: si fa, si prova, si regge. Ma non si integra. E quando non si integra, il comportamento torna quello di prima appena la pressione aumenta.

In sintesi

Il meccanismo che fa integrare l'esperienza

Senza riflessività l'esperienza resta una successione di episodi: si fa, si prova, si regge, ma non si integra. La riflessività è ciò che tiene insieme fatti, significati e scelte, e impedisce che i vecchi automatismi tornino appena la pressione aumenta.

Che cosa rende la riflessività davvero utile

La riflessività utile, nel coaching e nel mentoring, ha tre caratteristiche.

  • Parte dai fattiNon dalle interpretazioni: prima di tutto ciò che è accaduto, in modo osservabile.
  • Porta alla luce le ipotesi impliciteLe assunzioni non dette che guidano le scelte diventano visibili e discutibili.
  • Produce alternative praticabiliNon desideri astratti, ma opzioni realistiche che si possono mettere alla prova.

Uscire dalla trappola del "perché è successo"

Questo è anche il modo più semplice per evitare la trappola più comune: restare nel "perché è successo". Il "perché" può essere interessante, ma spesso apre la porta a ruminazione, colpa, recriminazione, oppure a spiegazioni che non cambiano nulla. La domanda che cambia la direzione è un'altra: quale lettura di ciò che è successo mi aiuta ad agire diversamente la prossima volta.

Quale lettura di ciò che è successo mi aiuta ad agire diversamente la prossima volta.

Lo strumento che usiamo nei programmi: il ciclo riflessivo di Gibbs

Per rendere la riflessività concreta, nei programmi di Coaching You lavoriamo con strumenti di coaching che trasformano un episodio in apprendimento e poi in azione. Uno dei più efficaci, proprio perché è essenziale e replicabile, è il ciclo riflessivo di Gibbs.

Usato nella pratica professionale, funziona così. La persona porta un episodio. Si ricostruiscono i fatti in modo asciutto. Si nominano le emozioni che hanno guidato le scelte. Si valuta che cosa ha funzionato e che cosa no. Si analizzano i fattori chiave, senza "scavare" all'infinito. Si formulano conclusioni e alternative realistiche. E si chiude con un piano d'azione, meglio se con il passo più piccolo possibile e un criterio di verifica.

Questo è uno dei pilastri del nostro modo di intendere coaching e mentoring: apprendimento che nasce dall'esperienza, passa dalla riflessione, e torna nel mondo sotto forma di scelta e comportamento. Perché la riflessività non è un lusso. È ciò che rende l'esperienza davvero formativa.

La supervisione di gruppo come spazio principe di riflessività condivisa

La supervisione di gruppo è uno spazio principe di riflessività condivisa. Unisce la profondità della pratica riflessiva individuale alla ricchezza dello sguardo collettivo. In supervisione una persona porta un caso, un dubbio, un passaggio complesso o un episodio ricorrente. Il gruppo non offre soluzioni rapide. Offre prospettive. Aiuta a distinguere fatti e interpretazioni, a far emergere ipotesi implicite e a generare alternative praticabili, grazie alla varietà di esperienze presenti.

In questo contesto la riflessività diventa anche responsabilità condivisa. Dentro una cornice protetta e con confini chiari, la persona può fermarsi, dare senso a ciò che accade e scegliere un passo successivo verificabile. Per questo la supervisione di gruppo è un acceleratore di pratica riflessiva e un presidio di qualità ed etica professionale nei percorsi di coaching e mentoring.

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Conclusione. Un piccolo esercizio di pratica riflessiva

Se la riflessività non è un lusso, allora vale la pena darle un posto in agenda. Anche solo per cinque minuti.

Strumento pratico

Un mini esercizio in quattro passi

Scegli un episodio recente, piccolo ma significativo. Descrivi i fatti in tre righe. Nomina l'emozione prevalente in una parola. Scrivi una frase che inizi con: "La prossima volta, invece di…, farò…". Chiudi con un criterio semplice di verifica: "Mi accorgerò che funziona quando…".

Se ti va, portalo nella prossima conversazione di coaching o mentoring, oppure in uno spazio di supervisione di gruppo. È lì che la pratica riflessiva diventa più solida. E più trasformativa.


Domande frequenti

Che cos'è la riflessività nel coaching e nel mentoring?

È il processo che permette di rileggere un'esperienza per trasformarla in apprendimento. Parte dai fatti e non dalle interpretazioni, porta alla luce le ipotesi implicite che guidano le scelte e produce alternative praticabili. Non aggiunge teoria: aiuta la persona a trasformare ciò che vive in sapere spendibile.

Perché la riflessività non è un lusso?

Perché è il meccanismo che impedisce a un percorso di diventare una sequenza di azioni ben intenzionate ma scollegate. Senza riflessività si fa, si prova, si regge, ma non si integra: quando non si integra, il comportamento torna quello di prima appena la pressione aumenta.

Quali caratteristiche ha una riflessività davvero utile?

Tre. Parte dai fatti e non dalle interpretazioni; porta alla luce le ipotesi implicite che guidano le scelte; produce alternative praticabili, non desideri astratti. Così si evita la trappola più comune, restare nel "perché è successo", e si sposta la domanda verso quale lettura aiuta ad agire diversamente la prossima volta.

Che ruolo ha la supervisione di gruppo nella pratica riflessiva?

La supervisione di gruppo è uno spazio principe di riflessività condivisa: unisce la profondità della pratica riflessiva individuale alla ricchezza dello sguardo collettivo. Il gruppo non offre soluzioni rapide ma prospettive, aiuta a distinguere fatti e interpretazioni e a generare alternative praticabili. È un acceleratore di pratica riflessiva e un presidio di qualità ed etica professionale.



Fonti

  • John Dewey, How We Think (1910) e Experience and Education (1938) — la riflessione sull'esperienza come condizione dell'apprendimento.
  • David A. Kolb, Experiential Learning: Experience as the Source of Learning and Development, Prentice Hall, 1984 — il ciclo dell'apprendimento esperienziale.
  • Donald A. Schön, The Reflective Practitioner: How Professionals Think in Action, Basic Books, 1983 — la riflessione nella e sulla pratica professionale.
  • Graham Gibbs, Learning by Doing: A Guide to Teaching and Learning Methods, Further Education Unit, Oxford Polytechnic, 1988 — il ciclo riflessivo in sei fasi.
  • David Boud, Rosemary Keogh, David Walker (a cura di), Reflection: Turning Experience into Learning, Kogan Page, 1985 — la riflessione come ponte tra esperienza e risultati di apprendimento.
Box autore — Coaching You (riutilizzabile)
Chiara Zerbini, Coach e Mentor, fondatrice di Coaching You

Scritto da

Chiara Zerbini

Coach e Mentor, fondatrice di Coaching You. Accompagna persone, team e organizzazioni nello sviluppo delle competenze di coaching, mentoring e people management, con un approccio fondato su metodo, rigore ed etica professionale. È tra le autrici del volume Coaching Organizzativo. Quando l'Organizzazione diventa Coachee (EMCC Italia).

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