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Quando il senso di colpa “inquina” il senso di coppia

Dal senso di colpa alla manipolazione affettiva, spesso il passo è breve


Del 20 Gennaio 2021

Categoria Relazioni di coppia

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Scritto da Alessia Braghieri

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Intro

Non avrei mai pensato che il mio articolo “Come affrontare l’atavico senso di colpa” potesse riscuotere così tanto “successo”, soprattutto tra le mie amiche.

Chiunque mi stia vicino sa perfettamente qual è la strada che ormai da anni ho scelto di percorrere e quale “mission” ho scelto: aiutare le donne in particolare a crescere e risolvere conflitti e problematiche in qualsiasi ambito. Detto questo, ovviamente, c’è ancora chi mi chiede, scherzosamente ma chissà fino a che punto: “Ma che cosa fa un coach?”.

Eppure, quando ho mandato il pezzo alle persone a me più care, per avere un feedback o più semplicemente per condividere con loro un primo importante passo del mio percorso personale, mi sono sentita rispondere cose tipo: “Allora non sei così “cazzona” come sembra”.

“Nemo propheta in patria”.

Ok, ok. Non tutte – grazie al cielo – mi hanno risposto così. Molte hanno iniziato a mandarmi “richieste” per gli articoli successivi, per approfondire alcuni aspetti, quindi, del famigerato “senso di colpa”.

Il “senso di colpa” è davvero Donna, ahimè. E c’è un elemento preciso che risulta ricorrente nelle domande: il senso di colpa all’interno della coppia e, in particolare, la manipolazione affettiva.
Già: questa è stata la più gettonata tra le varie richieste.

E quindi, rieccomi qui! A discuterne ancora, per capire un po’ meglio di cosa parliamo, quando parliamo di manipolazione affettiva, come fare a scoprire se ci stiamo cadendo dentro e anche a riuscire, nel caso, a tirarcene fuori nel più breve tempo possibile.

In senso di colpa all’interno della “coppia”

Facciamo prima un piccolo “recap”, che non guasta mai.
Esistono emozioni, come la paura, l’amore, il senso di protezione, la sicurezza, che nascono insieme a noi.
Il neonato prova queste emozioni istintivamente.

Poi ve ne sono altre, come il senso di colpa, appunto, che vengono inculcate successivamente dall’educazione che assorbiamo attraverso l’interazione con 4 figure fondamentali: i genitori, la scuola, la religione e la società (amici, colleghi etc..).
E, modestamente, noi donne deteniamo lo scettro in fatto di sensi di colpa.

Sapete com’è: dalle donne ci si aspetta sempre “qualcosa di più”, anche che ci si senta più in colpa, rispetto a un uomo, appunto. Sentirsi più in colpa in senso generico, come abbiamo accennato la volta scorsa, ma anche all’interno della sfera sentimentale e amorosa. Come ti giri, hai un senso di colpa.
Il problema del “che cosa mi metto” non si pone mai in fatti di senso di colpa: ce n’è sempre uno adatto a ogni occasione della vita, e anche più di uno.

Ci scontriamo con il nostro personalissimo ideale dell’Io, cioè quello che noi vorremmo essere o a cui aspiriamo, e col quale ci confrontiamo continuamente.
Questo ideale dell’Io è quasi sempre sproporzionato rispetto alle nostre reali capacità di “persone umane e dunque fallibili” e se non viene innanzitutto compreso, e quindi ridimensionato, può essere fonte di sensi di colpa.

Vogliamo essere le donne perfette. Ma la perfezione non è di questo mondo e ce ne accorgiamo presto.

In fatto di relazioni sentimentali credo che l’oscar del senso di colpa più insensato e più potente vada senza dubbio alla sensazione di “non fare abbastanza”, o “aver sbagliato” nel rapporto di coppia.

Il colmo dei colmi: le donne si sentono in colpa anche quando si tratta di affrontare una separazione e le hanno prese di brutto o le stanno prendendo di brutto dal loro partner (parlo in senso reale e non solo metaforico).

Sì. Perché il senso di colpa è anche il miglior modo per manipolare l’altro.
Il senso di colpa è infatti spesso generato da persone abili in quella che viene definita “manipolazione affettiva”.

Come agisce il senso di colpa nella “manipolazione affettiva”

In cosa consiste esattamente la manipolazione affettiva?

La manipolazione agisce in modo subdolo e invisibile, con l’unico scopo di demolire completamente la psiche e le certezze altrui, di boicottare le iniziative dell’altro, di esaltare le proprie accusando gli altri di cose non vere solo per instillare in loro il germe del dubbio.
Ho trovato sul web questa sorta di “definizione”, che riporto perché a mio avviso azzeccatissima:

“La manipolazione è una sorta di passo a due, ballato da due persone con caratteristiche complementari: una delle due (tipicamente il manipolatore) ha bisogno di mantenere il controllo, la percezione positiva di sé e di avere sempre ragione, mentre l’altra (la vittima manipolata) è caratterizzata da un bisogno fortissimo di fusione ed approvazione, che la porta a permettere al manipolatore di ri-definire la sua idea di realtà, idealizzandolo e cercando costantemente il suo consenso” (Dott.ssa Annalisa Barbier – psicologa).

“E’ partendo dalla propria unicità che si può capire quale sia la direzione da prendere per la propria vita, in qualsiasi ambito.”

Alessia Braghieri

Manipolatore e vittima: le due parti di questo “gioco al massacro”.

Il manipolatore muove i fili invisibili del senso di colpa, tiene stretto l’altro come un pesce in una rete.
La vittima è nella maggior parte dei casi un soggetto dal carattere fortemente emotivo e sensibile, facilmente influenzabile e impressionabile, nonché con problemi di autostima. Anche se da “fuori” non lo diresti mai.

Possiamo distinguere due diverse tipologie di manipolatore: l’intimidatore e l’inquisitore.

Ma non approfondirò in questa sede la questione. Perché è la “vittima” che mi interessa maggiormente.

Il senso di colpa che le viene instillato è una vera e propria leva alla manipolazione, che porta la vittima, appunto, alla convinzione e al forte senso di responsabilità, spesso ingiustificati, di aver danneggiato qualcuno. E quel qualcuno molto spesso altri non è che il “carnefice” stesso.
Evito di addentrarmi nelle conseguenze emotive, psicologiche e molto spesso anche fisiche che tutto questo può portare alla vittima.
Non è difficile arrivarci da soli.

Come puoi capire di essere “invischiata” in questo circolo vizioso?

Quello che mi preme maggiormente è identificare alcune delle spie d’allarme di questo “gioco”, sperando diventi così più semplice da riconoscere per prenderne consapevolezza: perché è la consapevolezza che porta a chiedere aiuto per uscirne.

Ecco alcuni sintomi:

  • Abbiamo frequentemente paura di aver creato fastidio o addirittura dolore all’altro;
  • Pensiamo in maniera quasi ossessiva a cosa si poteva fare per agire in modo migliore;
  • Veniamo oppressi dalla colpa per cose che non sussistono o per aver fatto pensieri cattivi;
  • Se vediamo reazioni negative negli altri ci assumiamo automaticamente la responsabilità;
  • Diventiamo fortemente critici verso noi stessi;
  • Ci convinciamo che sia colpa nostra nel caso in cui qualcosa non stia andando nel giusto verso;
  • Passiamo spontaneamente, quasi in maniera automatica, dal senso di colpa alla vergogna, non solo condannandoci per ciò che avremmo potuto fare, ma addirittura per ciò che siamo;
  • Non ci accettiamo più.

Il senso di colpa vi fa sentire impotenti, stressati e come se non foste adeguati ai vostri compiti? Fate fatica a perdonarvi per le cose che avete fatto? Vi sentite in colpa quando cercate di soddisfare i vostri bisogni? Liberarsi dal senso di colpa vi aiuterà a superare il senso di colpa, il biasimo e la vergogna che portate dentro di voi. (Holly M. Eckert, 2011).

Ok, mi sono riconosciuta in questa situazione: e adesso?

Se vi riconoscete in uno o più di questi “sintomi”, rivolgetevi a qualcuno che vi possa aiutare.
Rivolgetevi a me, ad esempio.

È possibile uscirne.

È possibile allenarsi a “combattere” questo circolo vizioso del tutto improduttivo.

È possibile tornare ad amarsi.

È possibile trasformare i propri punti deboli.

È possibile.

Tutto.

Basta volerlo e fare un primo piccolo passo.

So che questo argomento è stato un po’ più “pesante” del precedente molto più generico, ma siamo circondati da notizie di situazioni di manipolazione affettiva che portano a vere e proprie tragedie.
Urge diventare più forti, più consapevoli.

E io sono qui per darti una mano a farlo!

Se l’argomento ti interessa, continua a seguirmi ed iscriviti alla nostra newsletter per continuare a restare aggiornata!

Alessia Braghieri

Accompagna le persone, le donne in particolare, nella scoperta di chi sono veramente: perché è partendo dalla propria unicità che si può capire quale sia la direzione da prendere per la propria vita, in qualsiasi ambito.

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