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Come affrontare l’atavico senso di colpa

Dal giardino dell’Eden ai giorni nostri


Del 7 Dicembre 2020

Categoria Crescita personale

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Scritto da Alessia Braghieri

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Intro

Ultimamente sono grata ai ricordi di Facebook, per più di una ragione.
Tra le altre cose, ogni mattina ho l’opportunità di leggere quanto io mi sia profondamente trasformata, grazie ai miei diversi percorsi di crescita personale, negli anni.
Il “pessimismo cosmico” che mi contraddistingueva, da oltre un lustro è stato sostituito da consapevolezza, gratitudine, leggerezza, motivazione.

Questa mattina, però, mi sono imbattuta in qualcosa che è stato più ostico da “combattere”, rispetto ad altri aspetti. Qualcosa di atavico, appunto: il senso di colpa.

Ho condiviso questa frase, solo un anno fa: “Il senso di colpa non va mai a spasso da solo; si fa accompagnare dai suoi amici: il dubbio e l’insicurezza” [Meredith Grey – Grey’s Anatomy]

Non ho fatto la citazione delle citazioni, ne sono consapevole. E ve lo dico subito: con questo articolo non svelerò il “settimo segreto di Fatima” liberandovi per sempre dal tanto odiato “senso di colpa”.
Però una cosa la dico con fermezza: ci si può lavorare! E si possono conseguire ottimi risultati, a riguardo.
L’ho fatto io, possono riuscirci tutti.

Noi donne in particolare ce lo portiamo dietro da quando ci siamo lasciate tentare da una mela (una mela, capite?), nel giardino dell’Eden, facendoci cacciare da Dio con tutto ciò che ne è conseguito. Non è certamente un “solco” che potrà essere sanato con poche parole.

Però alcune riflessioni ve le voglio lasciare, perché a me – ripeto – hanno dato tanto. Il “senso di colpa” non è magari sconfitto per sempre, ma oggi posso dire di averlo affrontato e – quantomeno – di aver ridotto il suo infimo potere su di me.

Cos’è e come nasce il senso di colpa

Partiamo dalla sua definizione: cos’è il senso di colpa?

Il senso di colpa è uno stato mentale.
Una leva dolorosa che ci spinge a provare emozioni negative.
È, tra l’altro, uno stato mentale per nulla produttivo, perché è fondamentalmente riferito a qualcosa che abbiamo fatto o non fatto, quindi a qualcosa che non è più modificabile: il passato.

Il senso di colpa “abbraccia” davvero qualsiasi ambito: quello sentimentale, quello lavorativo, quello famigliare, insomma: riusciamo a sentirci in colpa un po’ per tutto!

Se ripenso alle donne che ho conosciuto nella mia vita – personale o professionale – difficilmente riesco a ricordarne una che non si sia sentita in colpa per qualcosa o verso qualcuno, a un certo punto!
Ogni volta che le cose non vanno come avremmo voluto, il senso di colpa si insinua nella nostra mente; è qualcosa che ci hanno “installato” da piccoli (anzi, è un po’ come il “peccato originale”, nasciamo e ne riceviamo la nostra “parte”, così, a prescindere) e ha davvero tanto a che fare con le aspettative.
Parlo delle aspettative che altri hanno riposto in noi e per le quali ci sentiamo responsabili, certo, ma soprattutto, delle aspettative sulla “definizione” di noi stessi.
Più sono alte le aspettative che abbiamo interiorizzato e più rigide sono le nostre regole su questo aspetto, più alto è il rischio che ci sentiamo in colpa, se non riusciamo a soddisfarle.

Quindi, sì: il senso di colpa nasce da una situazione culturale (da una donna – chissà perché – ci si aspetta che sappia essere gentile, che non si arrabbi, che sappia controllarsi, che sappia comprendere, che sia sensibile e premurosa, intelligente e si impegni nello studio, che sia tenace e dinamica, che sappia gestire casa, lavoro, figli, marito, che sia una madre esemplare; mi fermo qui, ma potrei proseguire) ed è qualcosa contro cui ogni donna “combatte” almeno una volta nella vita.

La colpa è donna

Frase forte, sì, che apre scenari atroci anche di violenza, per assurdo. Ma è assolutamente vera.
Il “macigno” di Eva pesa su di noi, come ho detto prima.
La perdita dell’Eden è colpa nostra: è Eva che ha tentato Adamo.
A causa sua (e di una mela!), abbiamo perso il privilegio di vivere nel giardino dell’Eden.

“Colpa” deriva dal greco, e significa mancare il bersaglio, fare ciò che non si voleva.
È dunque un meccanismo della coscienza che segnala un disagio e ci rimprovera quando facciamo qualcosa che infrange il nostro codice morale – o quello che ci hanno inculcato – “perseguitandoci” finché non ci attiviamo per rimediare con un gesto riparatore.

Quando è sviluppato in modo “normale”, rappresenta un fattore evolutivo importante (rende possibile il senso di responsabilità, ad esempio). Quando, invece, è eccessivo, costituisce un elemento di blocco molto doloroso.
Piccole “colpe” si trasformano talvolta in qualcosa di enorme da sopportare e si traducono in senso di inadeguatezza a tutto tondo.
Così, noi donne, inconsapevolmente, pur di rispondere a determinati stereotipi, condizioniamo le nostre esistenze.

“E’ partendo dalla propria unicità che si può capire quale sia la direzione da prendere per la propria vita, in qualsiasi ambito.”

Alessia Braghieri

Cosa fare per uscire dal senso di colpa

Quando le donne vengono da me, alle prese con qualsiasi tipo di senso di colpa, la prima cosa che faccio è “normalizzare” la situazione, ricordando loro che le persone agiscono sempre con le risorse che hanno a disposizione.
Qualunque sia l’errore di giudizio o di scelta che loro abbiano commesso, non bisogna mai dimenticare che molto probabilmente quello che è stato fatto era il meglio che si poteva fare in quel momento.

Magari hanno agito secondo un’emozione poco produttiva, che ha inficiato sull’esito della questione. Quando siamo in balia delle emozioni, infatti, la nostra capacità di valutazione è fortemente compromessa e riuscire a dare il meglio di noi è molto, molto difficile.
Con il senno di poi è facile sapere cosa sarebbe stato meglio, ma in quel momento non lo sapevi e hai agito pensando che quella fosse la migliore risposta alla situazione.
Se avessi avuto tutte le informazioni che hai magari acquisito successivamente, avresti agito in maniera diversa. O magari anche no. Peccato che questo “stato mentale alterato” provochi un senso di colpa, appunto, e che tutto questo ti faccia sentire “sbagliata”.

Come possiamo lavorare insieme per liberarti dal senso di colpa

Se questo senso di colpa ti provoca un’emozione improduttiva, negativa, che altera il tuo stato, il primo lavoro che possiamo fare insieme è certamente utilizzando alcuni strumenti della PNL (lavorando con le quelle che si chiamano sottomodalità, per esempio, per trasformare l’emozione negativa, alleggerirne il “peso” e addirittura allontanarla da te).

Se è un senso di colpa legato a un dialogo interno improduttivo, sempre con la PNL è possibile intervenire su quel dialogo, imparando addirittura a zittirlo (il dialogo interno, come dice McKenna, non è Dio, peccato che creda di esserlo). Possiamo far sì che diventi produttivo e dica cose diverse.

Si può avviare anche un lavoro di “time line” e installare nuove risorse che ti aiutino ad affrontare sia quella situazione ormai passata, che nuove situazioni future con risorse diverse e più utili.

Insomma: del senso di colpa ci si può liberare, lavorando sulle nostre percezioni e trasformando le nostre sensazioni a riguardo.

Ecco.

Ti ho esposto un’introduzione, a grandi linee e non dettagliata, sia del “senso di colpa” che delle diverse tecniche per lavorarci e poterlo “sconfiggere”.
Nei “prossimi appuntamenti” vedremo casi più specifici, come il senso di colpa di una madre verso i propri figli, il senso di colpa di una figlia verso i propri genitori, o il senso di colpa di una donna verso il/la proprio/a compagno/a.

Se l’argomento ti interessa, continua a seguirmi e iscriviti alla nostra Newsletter per continuare a restare aggiornata!

Alessia Braghieri

Accompagna le persone, le donne in particolare, nella scoperta di chi sono veramente: perché è partendo dalla propria unicità che si può capire quale sia la direzione da prendere per la propria vita, in qualsiasi ambito.

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