Assumersi la responsabilità per prendere in mano la propria vita
Callout piè di pagina: contenuto

Assumersi la responsabilità per prendere in mano la propria vita

Responsabilità contiene la parola abilità, che quindi possiamo sviluppare


Del 18 Dicembre 2020

Categoria Crescita personale

Tag , ,

Scritto da Silvia Pizzetti

Chi è Silvia Altri articoli di Silvia

Intro

Responsabilità è una parola un po’ sgradevole. Non è difficile immaginare il perché. Nel linguaggio comune spesso diciamo “È tua la responsabilità …”  quando qualcosa è andato storto, è stato commesso un errore, o “Sento il peso della responsabilità” per definire il nostro senso di oppressione e costrizione.

Guardando però più da vicino questa parola, possiamo notare una cosa interessante: responsabilità contiene la parola abilità. Si tratta dunque di una capacità che, in quanto tale, possiamo sviluppare.

Assumerci le nostre responsabilità è cruciale se vogliamo essere protagonist* della nostra vita. Ci hai mai pensato?

Responsabilità = colpa: un’equazione scorretta

Il confine tra responsabilità e colpa è sottile. Tante volte usiamo queste due parole come sinonimi. Ma non è così.
La parola “colpa” implica un giudizio negativo.  A seconda dei casi, di noi stess*, di altr*, del mondo là fuori.
Responsabilità è una parola più neutra. Ci parla semplicemente di un rapporto di causa-effetto.

Pensiamo ad esempio a cosa capita se facciamo bollire dell’acqua: vediamo che produce vapore. Il bollore è la causa, il vapore l’effetto. Lo stesso vale se mettiamo un po’ di acqua in una bacinella e la mettiamo fuori su un balcone in montagna di notte, a una temperatura di -10°. Dopo alcune ore l’acqua sarà diventata ghiaccio. Il freddo è la causa, il ghiaccio l’effetto.

Ci verrebbe mai in mente di dire che è colpa dell’acqua se è diventata ghiaccio o vapore?

Ogni volta che ci assumiamo una responsabilità, stiamo semplicemente esercitando la nostra abilità di riconoscere e accettare che i nostri pensieri determinano precisi stati d’animo, i quali, a catena, influiscono su altri aspetti (azioni, scelte…) e producono dei risultati.
Questi risultati talvolta coincidono con quelli che desideriamo, talvolta no. Capita a tutt*. Chi di noi può raccontare una storia di vita fatta di risultati solo positivi o solo negativi?

Assumersi la responsabilità dei propri pensieri è importante, perché essi creano le nostre emozioni. È un abbraccio indissolubile dal quale le emozioni non possono scappare; assumersi la responsabilità di questo rapporto incide sulla qualità della nostra vita. Sul come ci vediamo con i nostri stessi occhi.

Accettare la possibilità che siamo responsabili di ciò che accade a seguito dei nostri pensieri può essere un bel punto di partenza per prendere in mano le redini della nostra vita, dirigendola in una direzione per noi appagante, ricca e stimolante.

Responsabilità e risultati: è merito nostro quando sono buoni, ma quando non lo sono…?

Quando otteniamo dei risultati positivi, ci viene più semplice riconoscere di aver fatto qualcosa di buono. Magari ci diamo il merito di una buona idea, o sentiamo di aver usato un nostro talento.

Se ci voltiamo indietro per guardare che cosa ci ha portat* dove desideravamo, notiamo che in genere la partenza è stata segnata da curiosità, entusiasmo e che i possibili ostacoli non ci hanno fermat*. È stato appagante anche il viaggio per arrivarci.

E quando dobbiamo affrontare dei risultati negativi?

Ci sono persone che li utilizzano per cercare di fare meglio la volta successiva. Ci sono persone che ne prendono atto senza porsi molte domande e poi ripartono. Altre ancora fanno spallucce e si dedicano ad altro. Le reazioni possibili sono tante e non siamo qui per giudicarle.

Tra le reazioni possibili ce n’è una, tuttavia, che dovrebbe farci suonare un campanello d’allarme. Quando otteniamo più volte dei risultati negativi in un certo ambito della nostra vita, può capitare che finiamo per viverli come un destino, una condanna. Ci sentiamo perseguitat* dalla sfortuna, ci autocommiseriamo spesso, ci lamentiamo con chi ci sta intorno. Magari abdichiamo a qualcosa cui teniamo.
In questo caso, sarebbe bello che questo campanello suonasse per dirci “Hey tu, attenzione! Senza accorgertene stai cadendo nel vittimismo”.

La nostra identificazione di noi stess* in quel ruolo, si nasconde in pensieri quali “Questa è la mia natura, non posso farci niente”, “Nessuno apprezza quello che faccio”, “Il mio capo se la prende sempre con me”.
Certo che non ci piace l’idea di scivolare nel vittimismo. Ma consideriamo questa ipotesi, perché se cadiamo in questa trappola, contribuiamo più che mai a costruire la nostra infelicità.

Costruirsi una vita soddisfacente o meno, non significa che siamo brav* o non brav*. È semplicemente il risultato di una serie di cause e di effetti. Accantoniamo il giudizio: ci complica solo la vita.

Può accadere che non ci sentiamo responsabili dei nostri risultati. È capitato anche a me, e non solo una volta. Vale sia per i risultati positivi, sia per quelli negativi. Come può succedere? Perché molto accade sotto la soglia della nostra consapevolezza: è lì che si nascondono infatti molti dei nostri pensieri e, come detto, tutto parte da loro.

Se nel caso dei risultati positivi, non assumerci la responsabilità può farci dire “poco male” (anche se in realtà ciò ci fa perdere delle occasioni), la musica cambia, e di parecchio, nel caso dei risultati negativi.

Non assumercene la responsabilità ci relega infatti a una vita “in platea”, ci fa rinunciare a quella felicità a cui tutt* abbiamo diritto. È molto meglio contribuire a costruirla, non credi?

Responsabilità: invertire il senso di marcia portando l’attenzione sui nostri pensieri

Assumerci la responsabilità dei nostri pensieri può sembrare complicato.

I pensieri corrono veloci, sono come sabbia finissima che ci scivola tra le dita. Non siamo abituat* a rallentarli, osservarli e, ancor meno, a trasformarli quel tanto che serve per renderli più utili per il nostro benessere. Ma è possibile farlo. E quando otteniamo un risultato frustrante o, ci sentiamo addirittura vittime, stiamo parlando di qualcosa che ci può aiutare realmente a cambiare direzione.

Per rendere più concrete le mie parole, riporto alcuni passaggi di un percorso che ho fatto con Laura. Prova a leggere con attenzione quanto segue e a vedere se, a prescindere dall’esempio che propongo, ti risuona qualcosa.

Laura è una donna che dopo un lungo matrimonio è stata lasciata dal marito. Nel corso degli anni successivi ha incontrato tre persone con cui ha avviato delle relazioni sentimentali. Ma sono tutte naufragate nel giro di pochi mesi, perché i partner le hanno chiuse. Lei si sentiva infelice e voleva tornare a stare bene. Ricordo una frase che mi ha detto durante il nostro primo incontro “Sai, nessuno mi capisce. Non esiste una persona giusta per me”.
Già con questa frase, Laura ha raccontato molte cose di sé. La sua affermazione era assolutista. Si negava la possibilità e persino la speranza di una realtà diversa. In più si “chiamava fuori”, non si riconosceva alcun potere, alcuna responsabilità.

Da dove nasceva questa sua conclusione? Dalle sue quattro relazioni finite male (includendo il matrimonio). Ora, sorridendo ed estremizzando: se al mondo siamo quasi 8 miliardi, quanto è probabile che non ci sia una persona che vada bene per noi?

Siamo partite da quella sua frase per permetterle di arrivare a immaginarsi una realtà diversa, nuove possibilità e una vita più soddisfacente.

La prima consapevolezza importante di Laura è stata il rendersi conto che le sue esperienze sentimentali avevano un solo elemento in comune: lei. Ciò è bastato per farla pensare che forse non era vero che nessuno la capiva e che forse anche lei contribuiva a tutto questo.
È importante capire come arriviamo ad alcune conclusioni. Ognuno di noi utilizza dei metri di misura. Quelli che scegliamo sono però soggettivi: non sono gli unici possibili e non sono sempre validi. A volte non ne vediamo di alternativi, perché abbiamo un pensiero fisso che offusca tutti gli altri. Ma basta fare qualche passo e, 10 metri più in là, non c’è più la nebbia e ne troviamo altri. Pensaci.

Una volta che Laura si è concentrata su sé stessa anziché sui suoi ex-partner, abbiamo cercato di capire se e come poteva aver contribuito all’esito delle sue relazioni.
Una cosa che mi ha detto è stata: “Tutti mi hanno detto ad esempio che avevo troppo bisogno di avere tutto sotto controllo, ma non è assolutamente vero”

Allora le ho proposto di fare un gioco di fantasia: “Lasciamo ora da parte le tue relazioni, e prova a immaginarti almeno 20 modi, azioni, comportamenti della vita quotidiana con cui una persona può darti la sensazione di esercitare controllo”.

Man mano che immaginava, ha fatto un’altra scoperta: si è riconosciuta in molti degli esempi che mi ha citato. Lì per lì la scoperta non le è piaciuta, perché ha visto ancora meglio che aveva delle responsabilità e che il pensiero iniziale con il quale era venuta da me era un alibi. Ma riflettendoci su, ha capito rapidamente che questa era una bella rivelazione. Che poteva costruire un’eventuale futura relazione senza, come nel gioco del golf, un handicap di partenza.

Siamo anche andate a cercare i pensieri che le facevano nascere il bisogno di controllo e che quindi l’avevano portata ad assumere dei comportamenti sgraditi ai suoi partner. Alcuni erano “L’incertezza non la tollero”, “Ho paura che questa persona mi schiacci”.

Abbiamo lavorato insieme per cercare di sostituire quei pensieri con altri più utili alla sua felicità e più proficui per una relazione, e ci è riuscita.

Alla fine del nostro percorso mi ha detto “Sono ancora single ma mi godo la vita, non mi piango più addosso e non annoio gli altri. Quello che penso oggi è che il bello di una relazione stia anche nelle sorprese che puoi fare e ricevere. E che una relazione mi può far crescere senza che io perda me stessa, perché sono una persona solida. La persona giusta per me da qualche parte c’è. Si tratta solo di aspettarla”.

A dire questa frase è stata la stessa persona che la prima volta si è presentata dicendomi “Nessuno mi capisce. Non credo che ci sia una persona giusta per me”!

A fronte di risultati indesiderati, specie se ricorrenti, lavorare su noi stess* con l’obiettivo di crearci una vita dove ci siano felicità, serenità, piacere, vale qualche piccolo sforzo. Lo sforzo sta nell’assumersi la responsabilità dei nostri pensieri. Due, come avrai magari visto, sono i giocatori da chiamare in campo: la consapevolezza e la voglia di mettersi in gioco. Ti va di farlo? Se sì, sicuramente ne avrai grandi benefici.

Mi piace condividere e affiancare le persone nella loro crescita personale. Affinché rendano omaggio ai propri talenti e diversità, ne scoprano il profondo valore. Perché si liberino dai pesi indesiderati e si sentano più protagoniste della della propria vita.

Silvia Pizzetti

Rapporto tra responsabilità e realtà esterna

Vedo già una facile obiezione: “Sì, ma non dipende mica tutto da me”.

Verissimo. Prima di passare alla realtà esterna intesa in senso ampio, ricordiamoci che ciò vale anche per le relazioni. Una relazione di coppia è l’esito dell’incontro di due persone diverse, con ognuna che gioca un suo ruolo. Quando si lavora sulla sfera delle relazioni, il focus è infatti sempre sulla persona che ci ha posto il “problema” e lavoriamo con ciò che essa ci porta per affiancarla nel raggiungimento del risultato che desidera. Nel coaching non ci occupiamo del partner.

Così come non possiamo avere il controllo del partner in una coppia, altrettanto vale per molto di ciò che ci circonda.  Non dipende da noi se il mondo del lavoro ristagna, se un’azienda decide magari di chiudere e ci licenziano, se un blackout ci impedisce di leggere, se oggi che volevamo fare una gita, diluvia e fa freddo.

Ma c’è un potere che nulla e nessuno mai ci potrà togliere: scegliere i nostri pensieri e, di conseguenza, gli stati d’animo e il nostro modo di rispondere agli eventi.

Prendiamo il piccolo caso della gita andata a monte: possiamo pensare che la nostra giornata è stata rovinata, che abbiamo perso un’occasione di relax e divertimento, e arrabbiarci, tirare qualche maledizione. Oppure possiamo pensare che la giornata andrà diversamente dal previsto e che troveremo senz’altro qualcos’altro da fare che ci interessa. Che, in maniera imprevista, ci si è liberato del tempo. Vedi la differenza?

Comunque la giriamo, l’assunzione di responsabilità dei nostri pensieri è alla nostra portata. Sta lì tranquilla a guardarci aspettando che decidiamo. Sta solo a noi decidere se assumerla o meno. Anche in questi casi, stiamo scegliendo come indirizzare la nostra vita e, volendo, possiamo farlo per creare benessere.

I doni dell’assunzione di responsabilità

Assumerci la responsabilità dei nostri pensieri non significa che tutto andrà bene, ma ci offre tanti doni. Ci regala una grande libertà di scelta.
A volte questa responsabilità ci permette di raggiungere i risultati che desideriamo con maggiore facilità e di goderceli più profondamente.
A volte, quando i risultati non rispondono alle nostre aspettative, ci permette di far guarire le nostre ferite più rapidamente e di fare meglio in un’altra occasione.
A volte la responsabilità ci permette di reagire agli eventi in maniera più efficace.
A volte ci permette di comprendere che cosa fa per noi e che cosa no.

Comunque sia, ci regala solidità, fa aumentare la nostra auto-stima, il nostro senso di autenticità.
Ci consente, in poche parole, di partecipare in maniera attiva alla creazione della vita che desideriamo.

Silvia Pizzetti

Una coach viaggiatrice ed esploratrice, di mondi, Paesi e persone. Sempre alla ricerca dello scambio e della crescita personale.

Chi è Silvia Altri articoli di Silvia

STAY TUNED!

 LA NEWSLETTER È SEMPRE UN BUON PUNTO DI PARTENZA!

Non siamo invadenti: ci piace condividere idee, consigli e riflessioni.
E farti sapere quando ci sono cose nuove da sbirciare qui da noi!

ALTRI ARTICOLI SIMILI

Contenuti per te

Delusione tutta la verità, nient’altro che la (mia) verità

La delusione è la differenza tra quello che desideriamo e quello che accade realmente. Cosa fare per evitarla o superarla?
LEGGI TUTTO
Pulsante torna in alto
[]
×

Send this to a friend