La Gratitudine come chiave del ben-essere e della felicità - Coaching You
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“La saggezza è dentro di te, mantieniti in ascolto e fidati di lei”

Intro

Sappiamo che la percezione della realtà è personale e che dipende dal focus selettivo della nostra attenzione e della nostra interpretazione (di pensieri, immagini, sensazioni, emozioni), unici per ciascuno di noi.

Ognuno di noi può essere l’autore della propria storia di vita personale e la gratitudine è un carburante fondamentale per questo scopo.

Parleremo di gratitudine come:

  • risorsa
  • aspetto chiave della felicità
  • radicamento nel qui ed ora
  • stato naturale dell’essere
  • come allenarla

La gratitudine come risorsa

Esercitare gratitudine non significa non riconoscere le difficoltà che si incontrano, ma è come sapere di avere sempre a disposizione un otre di acqua fresca e limpida anche quando ci si trova in un territorio arido e desertico.

A tal proposito vi racconto un episodio che mi è accaduto qualche tempo fa: mio figlio di 14 anni d’estate è stato colto da un colpo di calore che lo ha disidratato, portandolo ad avere una febbre a 40 °C. Mi trovavo in un paese straniero del Sud America e il primo ospedale era a un’ora e mezza di distanza.

Mi sono detta: “E adesso cosa faccio?”.
Potevo restarmene lì a provare senso di colpa, potevo continuare a pensare che ci trovavamo in un posto che non conoscevo, con strutture sanitarie ben diverse dalle nostre. Potevo arrabbiarmi o preoccuparmi… ma questo dove mi avrebbe portata?

Mi sono detta, ancora: “Fermati un attimo, respira, dove sei? Hai la fortuna di non essere da sola: c’è qui anche tuo marito, sei in un posto dove c’è un medico che ha fatto subito la diagnosi corretta e ci ha fatti accompagnare all’ospedale convenzionato; ci sono persone che ti aiutano con la traduzione allo spagnolo”.
In quel momento mi sono sentita grata e calma e sono stata con mio figlio in ospedale per due giorni con persone deliziose, che ci hanno aiutati tanto quanto non avremmo mai potuto sperare.

Possiamo scegliere se mantenere l’attenzione su ciò che ci preoccupa oppure su ciò che abbiamo a disposizione proprio ora, nel momento in cui ci troviamo.

Esercitare la gratitudine è uno degli aspetti chiave della felicità

Tutti i rami della Scienza della Felicità convergono sul fatto che la gratitudine accende la chimica positiva del nostro corpo, attivando l’emissione di ormoni che riducono lo stress e aprono i nostri centri di apprendimento. Questi processi ci rendendoci più creativi, capaci di ascoltare, di vedere opportunità.

Sostanzialmente quando siamo grati funzioniamo meglio.

Abbiamo sperimentato tutti cosa produce in noi ricevere un ringraziamento e anche cosa produce negli altri un nostro grazie sincero: si apre un sorriso sulle labbra che parte dal cuore, diventiamo più ben disposti, le tensioni si sciolgono, ci sentiamo bene, connessi.

La gratitudine infatti è strettamente collegata con la fiducia nel mondo e nelle persone ed è un comportamento pro-sociale, un vero e proprio carburante che genera fiducia, rispetto, inclusione e rende possibile provare benessere, soddisfazione personale, coinvolgimento.

La gratitudine è legata anche alla certezza dell’abbondanza per tutti intesa come dono, atto di generosità, focalizzazione su ciò che “è” in questo momento, fiducia nella condivisione delle opportunità.

Il mondo mi è amico, la mia luce interiore mi guida e nel contempo fa brillare la tua”.

La gratitudine parte dal presupposto che ciascuno di noi è dono per gli altri, che in ogni momento noi siamo “centro di possibilità infinite” in relazione con ciò e con chi abbiamo intorno a noi, in ogni istante.

“Armonia e bellezza sono il filo conduttore della mia attività: cerco di farle fiorire, nutrirle, valorizzarle, perché siamo fatti per essere felici e dare frutti per noi e per il mondo.”

Emanuela Scarpone

La gratitudine come radicamento nel “qui ed ora”

“Essere presenti” è diventata una vera sfida per ciascuno di noi, perché i media, la cultura del consumo e del produrre si basano proprio sull’opposto: sulla distrazione, un po’ come le sirene di Ulisse che distolgono, chiamano, seducono portandoci lontani da noi stessi e dalla nostra direzione.

C’è sempre qualcosa che non hai e che devi comprare per sentirti più bello, più felice, più forte, più…

C’è un’immagine del corpo ideale verso cui tendere e che bisogna sforzarsi di raggiungere; ci sono oggetti da possedere per avere una vita perfetta!

Questo presuppone che nessuno possa avere una vita perfetta nel presente.
Questo presuppone che nessuno possa essere felice nel presente.

È un continuo rimandare e inseguire qualcosa che non abbiamo o che dobbiamo fare.

Il risultato è la sensazione che alla nostra esistenza attuale manchi sempre qualcosa, che la vita come è adesso non sia abbastanza.

Ci spostiamo continuamente col pensiero verso qualcosa che è stato (i ricordi) e verso qualcosa che non è ancora (il futuro di cose da ottenere e raggiungere), ma ci dimentichiamo che noi siamo, esistiamo proprio in questo momento preciso.

Ecco: la gratitudine ha il potere di riportarci proprio qui, dove siamo, adesso.

Esercitare la gratitudine ci impedisce di restare bloccati nel passato e di anticipare il futuro.
Distoglie l’attenzione da ciò che sembra mancare (davvero ci manca?), riportandola su ciò che  abbiamo a disposizione, sull’abbondanza presente anche nelle situazioni più complesse e difficili.

Esercitare gratitudine cancella le ansie più ricorrenti e i desideri vuoti: troviamo la completezza nel momento presente, perché questo è l’unico posto in cui può essere trovata.

La gratitudine come stato naturale dell’essere

La nostra mente per sua natura ama giudicare, catalogare, avere il controllo e si sposta in continuazione tra l’immaginare scenari futuri, a volte catastrofici, e rimuginare sul passato.

Anche la tecnologia e l’iper-connessione ci distolgono dal presente, dal luogo stesso in cui siamo, dalla relazione con le persone che sono fisicamente in nostra presenza. Quante volte si passeggia o si pranza con una persona che nel frattempo risponde a un messaggio, guarda qualcosa sul telefono, scorre i feed dei social. Alzi la mano chi non lo fa per primo.

Anche il multitasking, considerato un’abilità encomiabile (faccio tante cose insieme, non perdo tempo), di fatto è un’arma a doppio taglio che non ci permette di portare l’attenzione dove vogliamo noi, ma la disperde tra mille cose diverse.

A volte sono proprio le difficoltà che ci portano a riconsiderare il valore di queste pratiche e di queste convinzioni.

Gli ostacoli ci obbligano a fermarci, a sospendere la nostra corsa, a interrompere i nostri comportamenti automatici, a cambiare prospettiva.

Le culture antiche ci suggeriscono da sempre modi per essere presenti, per essere proprio “qui dove siamo”. Meditare, pregare, contemplare la natura sono tutte forme di ascolto e di consapevolezza del presente. Non ci richiedono di fare niente: basta radicarsi nel momento che si sta vivendo e ci  aiutano a sentirci presenti, centrati, sicuri, a essere. Solamente essere.

Quello di cui parlo è una gratitudine “pura”: la gratitudine di essere e di “sentire che siamo” semplicemente e naturalmente calmi, in pace, senza le preoccupazioni dei pensieri, nella consapevolezza che possiamo tornare a questo stato ogni volta che lo vogliamo per sentire e ascoltare la saggezza del nostro essere e da lì, solo da lì, decidere, muoverci, attivarci.

A volte basta davvero concentrare la propria attenzione sul proprio respiro: ricordarci di respirare e sentire il nostro respiro naturale, rallentandolo se troppo veloce o affannato.

Se ci pensate c’è una bella differenza tra il camminare in un grande parco incrociando altre persone, osservando ciò che si incontra, ascoltando il rumore dell’acqua, degli uccelli e dei piccoli animaletti, delle foglie, del vento, sentire gli odori della natura, rispetto all’attraversare quello stesso parco velocemente, magari in macchina, con il solo obiettivo di arrivare dall’altra parte.

Un concetto molto simile è quello legato al vivere il momento presente: se ci sei sul serio e non ci passi solo attraverso mentre stai andando verso altro, apprezzi la gioia dell’essere semplicemente qui.

Allenare la gratitudine

La gratitudine è uno degli aspetti che nel lavoro di coaching viene costantemente allenato, perché contribuisce al nostro benessere e alla costruzione della felicità per noi e per chi ci sta attorno. Come si allena la gratitudine? Con piccoli gesti:

  • fare una lista delle piccole gioie quotidiane;
  • costruire un tempo dedicato per apprezzare quotidianamente ciò che è accaduto durante la giornata e accorgersi di particolari che non notiamo (perché presi dalle nostre abitudini e dai pensieri che ripercorriamo in automatico), per sostare anche solo su un sorriso offerto o ricevuto;
  • abituarsi a mettere in atto una piccola azione di gratitudine che abbiamo deciso per quella giornata;
  • imparare a esprimere la gratitudine e creare un effetto a catena;
  • prendersi l’impegno di stare 5 minuti al giorno piacevolmente a sentire sé stessi.

E poi “vedere l’effetto che fa” nella vita privata e professionale.

Gratitudine è allenare il nostro essere presenti nel mondo, esercitando la consapevolezza che è nel momento presente, perché è proprio in ogni singolo momento presente che si esprime tutta la saggezza unica interiore che abita in noi.

La gratitudine ci rende consapevoli che siamo parte di un insieme più grande di cui siamo elemento fondamentale e integrante.

Per tutto questo la gratitudine aiuta davvero a costruire ben-essere e felicità!

Emanuela Scarpone

La bellezza è il suo filo conduttore: cercare di farla fiorire, nutrirla, incanalarla e valorizzarla, perché siamo fatti per essere felici e dare frutti gioiosi.

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